Ottopagine Benevento

Direttore Editoriale Lucia Vigorito

Politica

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De Caro – De Mita: che scontro

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, Il cambio di maggioranza all’Alto Calore determinato dall’assemblea dei soci lo scorso 24 luglio torna ad alimentare il fuoco della polemica politica sull’asse Sannio-Irpinia.

E se all’indomani del pronunciamento pro-De Stefano da parte dei sindaci delle due province interne della Campania era il beneventano Del Basso De Caro a parlare di «definitivo tramonto del potere demitiano», a rispondergli con altrettanta veemenza – attraverso le colonne di Ottopagine Avellino- è stato il collega parlamentare Giuseppe De Mita, esponente di primo piano dell’Udc e nipote dell’ex presidente del Consiglio.

«Sono trent’anni che sento parlare di crollo del potere demitiano. Ma il potere demitiano è il pensiero, non certo l’Alto Calore»- l’incipit di Giuseppe De Mita, che chiama in causa direttamente l’esponente ‘democrat’: «Per Del Basso De Caro provo una certa compassione. La sua posizione ha evidenti risvolti legati alla sua cattiva coscienza. Deve come esorcizzare, prendere le distanze da se stesso, rimuovere i continui pellegrinaggi a Nusco degli anni scorsi».

«Allora – la conclusione di De Mita- non aveva tutti questi rigurgiti di autonomia che oggi così sguaiatamente propina all’opinione pubblica, miserie dell’animo umano che vanno comprese».

Insomma, parole al vetriolo. Che arrivano in terra sannita e che Del Basso De Caro prontamente rispedisce in Irpinia.

«In genere non rispondo agli ectoplasmi. Ed inoltre tra il clone e l’originale preferisco sempre quest’ultimo» – è l’attacco della replica del ‘piddino’.

«Immaginare che il potere demitiano sia stato sempre pensiero . aggiunge. è come conferire a Dracula l’incarico di direttore dell’Avis».

«Quanto agli asseriti pellegrinaggi, – prosegue il parlamentare beneventano- ricordo di essere stato a Nusco in non più di due occasioni e mai per perorare mie cause ma per tentare di dare alla Provincia di Benevento la rappresentanza e la dignità politica che De Mita aveva costantemente negato».

Il fronte della polemica, poi, investe le scelte politiche assunte negli ultimi anni dal segretario della Democrazia Cristiana.

«Ricordo che nel 2006 e nel 2007 De Mita, naturalmente sempre lo zio, fu tra i più forti e fermi sostenitori della nascita del Pd, salvo ad allontanarsene l’anno dopo, non appena gli venne negata, dopo appena 45 anni, la ricandidatura al Parlamento».

Un auto-assist di cui il deputato ‘democrat’ si serve per passare da un De Mita all’altro: «Io ho seguito l’evoluzione della Margherita fino al Pd ed ho sempre mantenuto grande autonomia di pensiero. Quest’ultima mi deriva da un antico, attuale ed assiduo, impegno professionale e da un consenso popolare di cui il giovane De Mita (Giuseppe, ndr) deve ancora dare prova».

«Apprendo infine una buona notizia – conclude ironicamente Del Basso De Caro: De Mita jr riesce a provare sentimenti. Ciò smentisce quanti lo hanno sempre considerato un algido terminator».

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