Ottopagine Benevento

Direttore Editoriale Lucia Vigorito

Cronaca

 Share This Page
Cronaca

Fallimento Sporting Benevento, per Spatola condanna a 3 anni

Spatola: «Mai preso un euro, ci ho rimesso 5 milioni»

Una condanna, due assoluzioni e la dichiarazione di intervenuta prescrizione per un quarto imputato. E’ la sentenza pronunciata ieri dal Tribunale (presidente Baglioni, a latere Cuoco e Camerlengo) al termine del processo a carico delle persone chiamate in causa dall’indagine condotta dalla Guardia di finanza sulle vicende della società sportiva ‘Football Club Sporting Benevento srl’, dichiarata fallita nel gennaio del 2006 con un passivo di 3 milioni e 607mila euro, a fronte di un attivo di circa 270mila euro. In particolare, i giudici hanno condannato a 3 anni, pena estinta per indulto, per bancarotta documentale (in soldoni, una gestione poco ordinata della contabilità) Pino Spatola (avvocato Sergio Rando), che come presidente aveva assunto la guida della società nel 2002. Spatola è stato invece assolto perchè il fatto non sussiste e per non aver commesso il fatto, dalle accuse di malversazione (due convenzioni con la Provincia per altrettante campagne promozionali), appropriazione indebita e fatture false.

Per ciò che riguarda invece la bancarotta per distrazione e l’annotazione di passività inesistenti nei bilanci dal 2002 al 2005, il Tribunale, dopo averle qualificate, rispettivamente, in bancarotta preferenziale e falso in bilancio, ha stabilito il non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Nessuna diversa qualificazione ed estinzione per prescrizione anche delle imputazioni di tentata truffa ai danni di Figc e Coni, appropriazione indebita e fatture false. Un’accusa quest’ultima contestata a Concetta Serio (avvocato Simona Barbone) e dichiarata prescritta. L’assoluzione perchè il fatto non costituisce reato è scattata per Renato Pedicini (avvocato Marcello D’Auria), amministratore pro tempore dello Sporting fino al ventisette ottobre del 2001, che rispondeva di bancarotta, e, perchè il fatto non costituisce reato, per Mirella Adriana Corcione Malafronte, consorte di Spatola, anch’ella difesa dall’avvocato Rando, imputata di ricettazione. Oltre a dichiararlo inabilitato per 10 dieci all’esercizio di un’impresa commerciale, e per 5 interdetto dai pubblici uffici, il collegio ha condannato Spatola al risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede, in favore delle parti civili: la curatela fallimentare (avvocato Alberto Mazzeo) , i legali Gennaro Stradolini e Federico Federici ed il commercialista Andrea Pivetti, rappresentati dall’avvocato Francesco Del Grosso. Come si ricorderà, il pm Antonio Clemente aveva chiesto la condanna a 4 anni e 6 mesi per Spatola, a 3 anni per Pedicini, a 1 anno e 6 mesi per Serio e l’assoluzione di Corcione Malafronte. Entro novanta giorni il deposito delle motivazioni della sentenza.

 

Le dichiarazioni spontanee di Spatola

Una passione: «La città di Benevento e la sua squadra»; un sogno svanito: «La serie B che ci è stata scippata a Crotone»; l’amarezza «per essere stato indicato come mariuolo». Poco meno di venticinque minuti: durano tanto le dichiarazioni spontanee che Pino Spatola rilascia prima che i giudici entrino in camera di consiglio. Lui li ringrazia «per l’opportunità», promette di essere conciso, ma è tanta la voglia che ha di sfogarsi. «E’ la prima volta che parlo pubblicamente di questa vicenda…». In aula c’è la figlia Serena che lo ascolta attentamente. Il nastro dei ricordi si riavvolge fino al novembre del 2001, «quando entrai in una società sull’orlo del fallimento, cui nessuno voleva dare una mano. Posi una condizione, che fossimo almeno in tre, ma prima Massimo Pugliese, di cui rilevai le quote, poi la famiglia Rillo andarono via. Rimasi solo, le autorità politiche del tempo mi promisero che avrebbero trovato un altro socio, ma non è mai avvenuto».

L’ex presidente non si ferma un attimo: «Sono andato avanti, poi non ce l’ho fatta più perchè sono venuti fuori costi non contemplati nei bilanci. Il Benevento aveva 4 miliardi di lire di debiti pregressi». Spatola ammette che è stato un errore «l’apertura di un conto corrente personale presso la stessa agenzia bancaria presso la quale c’era il conto della società. L’ho fatto per cautela, ma mai mi sono impossessato di un euro. Ecco perchè posso girare per Benevento a testa alta. Lo giuro: mai preso nulla, ci ho rimesso 5 milioni…». Tutto ciò per «l’amore per i colori giallorossi», per la «soddisfazione che mi davano i cori che i tifosi intonavano allo stadio. Mi spiace non aver dato loro la gioia della promozione in B, spero ci riesca l’attuale dirigenza. Ora il Benevento è in buone mani». • La replica del pm Clemente Immediata la replica del piemme Clemente: «Spatola è abile, si atteggia a vittima, ma il Tribunale non può farsi impietosire. Nessuno discute il suo attaccamento, ma lui non poteva fare i versamenti sul conto personale. E, a differenza di quanto sostiene, non tutte le uscite sono documentate…». Argomenti sui quali il rappresentante della pubblica accusa aveva insistito nel corso della requisitoria, quando aveva puntato l’indice contro «una gestione a dir poco disinvolta, scandita dalla distrazione di soldi dai conti della società».

Lascia un Commento